#contagioazzurro a San Martino di Lupari. Coach Crespi “racconta” Francesca Santarelli, Martina Fassina ed Elisa Mancinelli

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San Martino di Lupari. 13.177 abitanti. Una squadra in A1 femminile, una squadra in A2 femminile, meglio un Club che -da solo- si è organizzato con la seconda squadra. Un Club dove, in ogni persona, si sente lo stesso obiettivo. Dove Lele Giuriati, il Presidente si entusiasma vedendo correre e tirare una ragazzina all’allenamento della prima squadra. Dove Larry Abignente ha eletto il Palalupe la sua casa per il sesto anno (e verso il settimo.) Allenamenti individuali e allenamenti dell’A1.

Francesca Santarelli è nata in palestra, guardando suo padre allenare. E poi basket in TV. Sempre il pallone, senza tanta voglia di studiare. Poi l’uscire di casa, andare a Bologna. Con tanti dubbi davanti al tutto nuovo, cominciando da allenatore-compagne-scuola, e scoprendo poi che lì sei diventata grande. A cominciare dallo studio, laurea in Educatore nei servizi per l’Infanzia conseguita. “Maurizio Scanzani, con la sua esigenza e la sua maniacale cura del dettaglio mi ha fatto trovare sicurezza sul campo”. Intraprendente, sentirsi intraprendente sul campo, la motivazione di ogni giorno. A volte da cercare continuamente dentro se stessa. “Mi piace Ginobili. Mi piace il suo modo di attaccare. Guardavo, e guardo, i suoi filmati. Ma solo con mio padre in palestra provavo a imitare i suoi movimenti. Altrimenti vinceva l’insicurezza, il non volerci provare”. E osare invece si può sempre.

Elisa Mancinelli attacca ogni possesso. Non solo in partita. Anche nell’allenamento di #contagioazzurro. Lo vedi. Lo può vedere chiunque. Lo ha tatuato sulla pelle, META, una parola che può già bastare, ma che -come acronimo- si sviluppa in Mentalità Equilibrio Tecnica Atteggiamento. Un tatuaggio che racchiude il suo modo di affrontare la vita, quella del quotidiano e quella dei sogni. Anche studiando Medicina Sperimentale all’Università di Perugia. Anche emozionandosi ricordando di essere stata sempre uno degli ultimi tagli con le Nazionali giovanili prima di una competizione ufficiale. Anche avendo ben chiaro che per arrivare più vicino alla META dovrà sentirsi ogni giorno (la) più efficiente giocatrice di squadra. Ad ogni livello, anche al più alto, non tutte devono essere prime punte.

Martina Fassina. “A testa alta”, Non sono sue parole, sono mie. La stavo guardando in una partita dell’Europeo U18. La scorsa estate. Avversario il Belgio. Testa alta racchiude il vedere sul campo. Testa alta significa saper fare più cose sul campo, essere versatili. (Solo dopo la partita sono andato a vedere le statistiche. 2 su 11 dal campo. Che non cancellava nemmeno in piccola parte quel “A testa Alta”). Martina sa di poter diventare una brava. Anche dietro il suo diventare rossa, anche dietro al saper sorridere del suo essere alta sul campo “perché non piego mai le gambe”. Anche attraverso quella insicurezza che “mi fa fare ogni tanto solo le cose di cui mi sento totalmente sicura”. La sfida con se stessa sarà quella tra poter diventare brava e diventare ancora più brava.

Ufficio Stampa Fip